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Cella dei Veleni Museo Aboca – Erbe tossiche e segreti storici

La cella dei veleni

“Cave atra venena, guardati dai veleni mortali!”
Cita un’iscrizione dorata sullo stipite dell’armadietto con le ante a vetro.
Infatti, in questo piccolo locale isolato, il farmacista teneva sottochiave i prodotti tossici che nelle mani sbagliate potevano provocare danno.
Grazie alla sua capacità di dosare con accuratezza anche il più potente dei veleni, solo lui poteva creare salutari medicine.
I simboli di morte scoraggiano anche il più temerario degli avventori: teschi, serpi e un pesante cancello in ferro battuto con una vipera dalle fauci spalancate tengono al sicuro il prezioso e pericolosissimo contenuto.

Approfondimento storico-filosofico

Fra le droghe medicinali ce ne sono parecchie che sono dei micidiali veleni. Attraverso la scienza del farmacista queste pericolose sostanze divengono medicamenti salutari: sia dosate in quantità infinitesimali, sia trasformate in preziosi antidoti.
Il celebre re Mitridate VI, abituatosi ad assumere veleni per il terrore di essere ucciso, riuscì a raggiungere lo stato di assuefazione, poi detto mitridatismo. I Greci preparavano con la cicuta il veleno per i condannati a morte, come nel famoso caso di Socrate.
La potente famiglia Borgia aveva fama di usare il veleno come arma negli intrighi politici. Shakespeare si serviva dei veleni per creare atmosfere di forte drammaticità: il padre di Amleto viene ucciso con del succo di giusquiamo versato nell’orecchio; Romeo si procura da uno speziale una “droga micidiale” per uccidersi sulla tomba di Giulietta.
La conservazione dei veleni richiede il massimo delle cautele; per questo le consuetudini delle spezierie consigliavano un luogo appartato e “chiuso a chiave”, come impone tuttora alle farmacie la legislazione italiana.

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